{"id":2941,"date":"2026-05-16T14:28:56","date_gmt":"2026-05-16T14:28:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/?page_id=2941"},"modified":"2026-05-16T15:12:47","modified_gmt":"2026-05-16T15:12:47","slug":"limmagine-di-alessandro-magno-tra-realta-e-idealizzazione","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/it\/limmagine-di-alessandro-magno-tra-realta-e-idealizzazione\/","title":{"rendered":"L&#8217;immagine di Alessandro Magno tra immagine e idealizzazione"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"2941\" class=\"elementor elementor-2941\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b31b918 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"b31b918\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2d34f07 elementor-widget elementor-widget-spacer\" data-id=\"2d34f07\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"spacer.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-spacer\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-spacer-inner\"><\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3d9126d e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"3d9126d\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ac218e5 elementor-widget elementor-widget-spacer\" data-id=\"ac218e5\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"spacer.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-spacer\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-spacer-inner\"><\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-185f84f e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"185f84f\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7fdb5c4 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"7fdb5c4\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h1 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\"><b>L'immagine di Alessandro Magno tra <\/b><br><b>realt\u00e0 e immaginazione<\/b><\/h1>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8343fed e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"8343fed\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-36f4d0a e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"36f4d0a\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b530a4d elementor-widget__width-initial elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"b530a4d\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>I ritratti di Alessandro Magno, diffusi attraverso numerosissime copie, ne fanno uno dei volti pi\u00f9 conosciuti dell\u2019arte del mondo classico. La descrizione del suo aspetto fisico \u00e8 invece contenuta in fonti postume e ognuna di queste riporta poche fattezze; ad esempio l&#8217;Alessandro descritto da Quinto Curzio Rufo e Diodoro non \u00e8 impressionante: era fisicamente pi\u00f9 basso di Efestione e quando si sedeva sul trono di Dario a Susa, i suoi piedi erano lontano dal poggiapiedi<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Appiano, Arriano e Apuleio furono molto pi\u00f9 lusinghieri e lo plasmarono nel \u201cparadigma del principe romanticamente bello\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. \u00a0Plutarco, nell\u2019opera <em>Vita di Alessandro<\/em>, ricorda:<\/p><p>\u00a0<\/p><p>L\u2019aspetto di Alessandro ci viene restituito soprattutto dalle statue di Lisippo, l\u2019unico scultore da cui volle farsi ritrarre. E in effetti, poi, molti dei suoi successori e degli amici cercarono di imitare quel suo modo di tenere il collo, lievemente piegato verso sinistra, e quel languore nei suoi occhi che solo lo scultore riusc\u00ec a riprodurre alla perfezione. Il pittore Apelle, invece, nel ritratto col fulmine in mano, non riproduce il suo colorito, ma lo raffigura pi\u00f9 bruno e pi\u00f9 scuro. Era, invece, a quanto riferiscono, di carnagione chiara e la sua pelle bianca si arrossava particolarmente sul petto e sul volto.\u00a0[\u2026]\u00a0La sua pelle emanava un dolcissimo odore e dalla sua bocca e da tutto il corpo usciva un profumo che impregnava perfino le vesti<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p><p><em>\u00a0<\/em><\/p><p>Aveva poi uno sguardo dolce, che diveniva temibile solo nei momenti d&#8217;ira. Manca nella leggenda di Alessandro una tradizione di taumaturgia, assenza che si pu\u00f2 spiegare col fatto che Alessandro non era un <em>homo novus <\/em>come Pirro o Vespasiano, sovrani costretti legare l\u2019affermazione della loro origine divina a operazioni taumaturgiche. L\u2019unico tratto taumaturgico di Alessandro \u00e8 legato al profumo che avrebbe emanato la sua pelle e il suo alito, fatto del quale Plutarco d\u00e0 una spiegazione naturalistica e fisiologica<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p><p>Apuleio riporta un editto emanato dal Macedone che dava l\u2019esclusiva di rappresentarlo solo ad alcuni artisti:<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Al celebre Alessandro, di gran lunga il pi\u00f9 illustre di tutti i re, cui \u00e8 stato dato il soprannome di \u2018Magno\u2019 per le gesta e le conquiste, affinch\u00e9 un uomo che aveva ottenuto gloria senza pari non fosse mai nominato senza lode (infatti egli solo dall\u2019origine dei tempi e a memoria d\u2019uomo, reso grande dal dominio del mondo oltre cui non si pu\u00f2 procedere, fu pi\u00f9 grande della sua fortuna e i suoi successi smisurati li propizi\u00f2 con il suo valore, li eguagli\u00f2 con i suoi meriti e li oltrepass\u00f2 con la sua superiorit\u00e0, egli solo fu illustre senza rivali, tanto che nessuno oserebbe sperare il suo valore o desiderare la sua fortuna); ebbene di Alessandro ti stancherai di ammirare le molte eccelse imprese e illustri gesta compiute o con audacia in guerra o con saggezza in pace, che tutte quante il mio Clemente, il pi\u00f9 raffinato e delicato dei poeti, si \u00e8 apprestato a illustrare in uno splendido poema. Tra le pi\u00f9 significative decisioni di Alessandro \u00e8 celeberrimo il divieto che la sua immagine, per essere trasmessa ai posteri con maggiore fedelt\u00e0, fosse indiscriminatamente svilita da numerosi artisti, ma ordin\u00f2 che in tutto il suo impero nessuno avesse l&#8217;ardire di riprodurre l\u2019effigie del re nel bronzo, in pittura o col cesello, che anzi pi\u00f9 volte il solo Policleto la riproducesse nel bronzo, il solo Apelle la tratteggiasse con i colori, il solo Pirgotele la incidesse col cesello; eccetto questi tre, di gran lunga i pi\u00f9 celebri nelle rispettive arti, se fosse mai stato trovato qualcuno che avesse messo mano alla venerabilissima immagine del re, gli sarebbe stata inflitta una punizione non diversa che a un sacrilego. Pertanto, ispirata in tutti questa paura, si ottenne che il solo Alessandro fosse del tutto identico in qualunque raffigurazione e che in ogni statua e dipinto e incisione si potesse scorgere il medesimo vigore di strenuo combattente, il medesimo carattere di sommo governante, la medesima bellezza di una fiorente giovent\u00f9, la medesima grazia di una fronte spaziosa. Magari un editto avesse efficacia in ugual modo per la filosofia<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>!<\/p><p><em>\u00a0<\/em><\/p><p>L\u2019editto di cui parla Apuleio, vissuto nel II secolo d.C., non ha alcun riscontro storico ed \u00e8 certamente un\u2019invenzione. Alessandro forse preferiva farsi rappresentare da Lisippo, Apelle e Pirgotele, ma essi non ebbero l\u2019esclusiva di riprodurre la sua immagine. Altri artisti che lo raffigurarono, infatti, furono: Euforione, Filosseno, Nicia e Leocare.<\/p><p>Ci sono giunte purtroppo solo copie postume dell\u2019opere di questi grandi artisti, dove di certo l\u2019immagine del sovrano \u00e8 stilizzata, ma con diversi tratti fisionomici che sono troppo strani per essere un\u2019invenzione artistica. A differenza del padre e di tutti i precedenti re macedoni, Alessandro aveva la barba rasa, una moda che poi fu seguita da tutti i successori, capelli alti sulla fronte che incorniciavano il volto e che crescevano lunghi e bassi sul collo, uno sguardo intenso, limpido e una torsione innaturale del collo a sinistra.<\/p><p>Lisippo e Apelle erano entrambi esponenti della scuola di Sicione. Riuscirono ad evidenziare da una parte il realismo e l\u2019umanit\u00e0 del re e dall\u2019altra parte l\u2019idealizzazione della sua figura paragonandola a quella di una divinit\u00e0. Lisippo ritrasse Alessandro anche quando era adolescente e divenne suo ritrattista ufficiale nel 336; raffigur\u00f2 numerose volte il principe in statue singole e in gruppi scultorei, dando inizio al genere del ritratto dinastico che avr\u00e0 importanti sviluppi nel corso dell\u2019et\u00e0 ellenistica e che non mancher\u00e0 di influenzare la ritrattistica romana. Secondo Plutarco, solo Lisippo era capace di raffigurare in modo soddisfacente la complessa personalit\u00e0 del principe, rendendo giustizia sia al suo bell\u2019aspetto, quasi femmineo nell\u2019umidore degli occhi e nell\u2019abitudine di inclinare leggermente il collo, che al suo carattere virile e leonino<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Coniugando nel ritratto del Macedone l\u2019elaborazione artistica con l\u2019intenzione di caratterizzazione individuale, l\u2019artista sicionio si allontana dalla ritrattistica di et\u00e0 classica, desiderosa di celebrare le virt\u00f9 del singolo, ma evitando di turbare le regole dell\u2019isonomia con l\u2019esaltazione\u00a0 dell\u2019individualit\u00e0; il ritratto non si focalizza pi\u00f9 sul ruolo dell\u2019individuo nella societ\u00e0, sulla posizione da lui ricoperta all\u2019interno della\u00a0<em>polis<\/em>, come nel ritratto di Pericle, nel quale ci\u00f2 che conta \u00e8 la sua caratterizzazione come stratego e come affidabile servitore dello stato, bens\u00ec sulla personalit\u00e0 del personaggio rappresentato, perch\u00e9 sono le doti individuali del dinasta, il suo carisma personale, la sua ambizione, il suo coraggio che gli consentono di conquistare e di mantenere un impero.<\/p><p>Nella scultura di Lisippo i tratti umani di Alessandro dovevano ispirare l\u2019eroismo, le gesta e le virt\u00f9 dell\u2019aristocrazia macedone, ma anche i dolori sofferti dopo le battaglie. Una statuaria che legittimava la forza, il coraggio e la leadership del sovrano che era sempre al comando della cavalleria del suo esercito.<\/p><p>Nella pittura di Apelle, invece, l\u2019immagine del sovrano era accostata a quella delle divinit\u00e0 per i tratti umani trasfigurati, le posizioni e gli attributi tipici degli dei.<\/p><p>L\u2019arte di Lisippo ed Apelle, fondamentale per la nascita dell\u2019iconografia di Alessandro, pose le basi e i nuovi canoni per il ritratto ellenistico. Un cambiamento dovuto soprattutto alla nuova committenza, passata dalla sfera pubblica a quella privata.<\/p><p>Nell\u2019epoca arcaica e classica la produzione statuaria aveva principalmente una destinazione pubblica. Soprattutto nel V secolo si enfatizzava, nella rappresentazione dei soggetti meritevoli di una scultura pubblica, l\u2019insieme dei tratti che esaltavano al meglio l\u2019identit\u00e0 civile e politica della polis. Personaggi come generali, atleti vincitori degli agoni sportivi o oratori erano meritevoli di essere raffigurati in una scultura che, per\u00f2, doveva celebrare allo stesso tempo la collettivit\u00e0 e l\u2019orgoglio della citt\u00e0. I loro ritratti, dunque, avevano tratti stilizzati, seguendo un concetto di perfezione che poneva l\u2019uomo al centro del mondo, in quanto riflesso del divino.<\/p><p>Nel corso del IV secolo a.C. nacque una nuova corrente stilistica che rappresentava i tratti caratteristici della fisionoma, la psicologia e le emozioni dei soggetti raffigurati. Nuovi ritratti, quindi, pi\u00f9 naturalistici ed autentici. Era un\u2019arte riflesso della nuova committenza rappresentata dalla dinastia macedone, che aveva oscurato in modo definitivo l\u2019importanza delle <em>poleis<\/em>, tra tutte Atene. Un\u2019arte che mirava alla rappresentazione delle emozioni del committente e che voleva creare un legame emotivo con l\u2019osservatore. Anche Eschine e Demostene, due importanti oratori ateniesi, prima dell\u2019ascesa politica della Macedonia, avevano avuto l\u2019onore di essere ritratti in questa nuova concezione di scultura alla met\u00e0 del IV secolo. Ma fu in particolare con Filippo II e suo figlio Alessandro che il ritratto raggiunse livelli estetici altissimi. Lavoravano alla corte macedone i migliori artisti, la cui arte esprimeva il manifesto politico della regalit\u00e0. Anche dopo la morte di Alessandro, l\u2019arte dei diadochi (successori) segu\u00ec la stessa tendenza per sottolineare l\u2019importanza delle loro dinastie. Questo nuovo tipo di produzione artistica influenzer\u00e0 anche i sovrani delle epoche successive sino all\u2019epoca moderna. Alessandro e i diadochi, raffigurati come divinit\u00e0, trasmettevano un\u2019immagine di salvatori dei popoli e garanti dell\u2019ordine universale. Si diffusero, quindi, nuovi canoni estetici ed artistici che portarono alla nascita di un nuovo linguaggio figurativo: l\u2019arte ellenistica. In particolar modo il ritratto ellenistico era cos\u00ec intensamente espressivo da commuovere l\u2019osservatore, il quale contemplava le espressioni e i sentimenti delle sculture. Il primo scultore che introdusse i sentimenti e la drammaticit\u00e0 nei ritratti fu Lisippo; la sua vasta produzione divenne il nuovo modello della scultura ellenistica, soprattutto nel primo periodo. Lisippo nei suoi ritratti svolge una meditata analisi psicologica dei personaggi e opta per un\u2019immagine eroicizzata del sovrano, nella quale divino e umano arrivano a fondersi esprimendo un nuovo concetto di regalit\u00e0.<\/p><p>Il sovrano tracci\u00f2 un nuovo ideale di arte che cambi\u00f2 per sempre il mondo antico e che contribu\u00ec ad elevarlo a una fama immortale.<\/p><p>Con l\u2019insediamento, infatti, in posizione dominante di gruppi di cultura greca nei territori del distrutto Impero persiano, tutta la nuova produzione artistica si espanse in territori lontanissimi dalla Grecia. L\u2019influenza culturale dell\u2019Ellenismo interess\u00f2 tutta l\u2019<em>oikoum\u00e9ne <\/em>(terra abitata) e dur\u00f2 nel tempo oltre il 31 a.C., data della definitiva conquista romana. L\u2019immagine idealizzata del Macedone si impose come perfetto modello del simbolismo monarchico; in et\u00e0 ellenistica si diffusero numerose copie dei suoi ritratti che contribuirono a presentarlo come sovrano divinizzato, eroe e guerriero invincibile accostato ad Achille ed Eracle.\u00a0 Un\u2019iconografia che presentava Alessandro come garante dell\u2019ordine cosmico, un <em>Kosmokrator<\/em>. \u00c8 per\u00f2 un\u2019immagine che lo consacra con un aspetto efebico, senza barba, come gli uomini maturi; si rif\u00e0 in special modo ad Achille, l\u2019eroe omerico, ritenuto antenato e punto di riferimento di Alessandro. Achille rappresentava nel mondo greco l\u2019eccellenza e Alessandro s\u2019ispirava alle sue gesta, al suo coraggio e alla sua forza. Nell\u2019arte greca il volto imberbe rappresentava la giovinezza, ma anche l\u2019immaturit\u00e0 degli efebi, mentre il volto barbuto era sinonimo di maturit\u00e0. L\u2019immagine di Alessandro senza la barba lo esalta come un eroe, un giovane atleta vincente, ma soprattutto con un aspetto senza tempo.<\/p><p>Altra novit\u00e0 artistica fu la scelta di Alessandro di farsi raffigurare in un gruppo scultoreo di Lisippo, un monumento dedicato alla memoria dei soldati macedoni caduti nella battaglia del fiume Granico (334 a.C.). L\u2019opera fu portata a Roma nel 146 a.C. da Quinto Cecilio Metello Macedonico. Era un bottino di guerra dal santuario di Zeus a Dion e fu esposta nella <em>Porticus Metelli<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><strong>[7]<\/strong><\/a>.<\/em> Il gruppo bronzeo, purtroppo andato perduto, era conosciuto come la <em>turma Alexandri<\/em> e rappresentava il Macedone tra i 25 eteri morti durante il primo assalto<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. Queste statue suscitarono una notevole impressione a Roma per il dinamismo e l\u2019energia sprigionati, ed ebbero grandissima fama. Secondo Filippo Coarelli, s\u2019ispirano al gruppo del Granico le statue marmoree rinvenute in frammenti nel santuario di Giunone Sospita a Lanuvio (Fig. 1), commissionate probabilmente dal pi\u00f9 importante politico della citt\u00e0, Lucio Licinio Murena, associato a Lucio Licinio Lucullo nella sua vittoria della terza guerra mitridatica (73-63 a.C.)<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.\u00a0Le sculture, in marmo pario, furono rinvenute da lord<strong>\u00a0<\/strong><strong>John Savile Lumley<\/strong>, ambasciatore di Sua Maest\u00e0 Britannica a Roma, tra il 1884 e il 1892 in un terreno da lui comprato, nell\u2019ambito di scavi che portarono alla luce importanti resti del santuario. Per questo motivo, i frammenti furono trasferiti in Inghilterra ed oggi sono conservati tra Londra e Leeds.<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2973\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-1-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-1-18x12.jpg 18w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-1.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><table><tbody><tr><td width=\"538\"><p>Fig. 1 \u2013 Gruppo scultoreo proveniente dal Santuario di Giunone a Lanuvio, oggi conservato in parte al British Museum, esposto nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli per la mostra <em>Alessandro Mango e l\u2019Oriente <\/em>(I sec. a.C.).<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>I cavalli, o meglio le loro parti anteriori che si sono conservate, colpiscono per l\u2019aspetto imponente, come pure i sei torsi di guerrieri (purtroppo acefali) di poco inferiori al vero. I torsi sono raffigurati con corazze macedoni. Si tratta dei tipici corsetti diritti, con cinture a frangia annodata sul davanti; un mantello (<em>epiporpoma<\/em>) \u00e8 portato sopra la corazza, in quattro casi \u00e8 affibbiato sulla spalla destra e ricopre la cintura; in altri due \u00e8 affibbiato sulla spalla sinistra, passa sotto la cintura e ricopre le <em>pteryges, <\/em>ossia le frange del gonnellino. Queste differenze corrispondono probabilmente al grado del combattente: il livello pi\u00f9 alto \u00e8 quello delle figure col mantello sopra la corazza, cos\u00ec com\u2019\u00e8 descritto l\u2019armamento di Alessandro e dei suoi generali nelle fonti letterarie. La tipologia di corazza \u00e8 quindi senza dubbio ellenistica. La si pu\u00f2 confrontare con quella raffigurata nel Mosaico di Alessandro: si tratta di corsetti elastici, di stoffa (probabilmente lino) e cuoio, rinforzati con placche metalliche. Questo tipo di armamento nacque nel IV sec. e divenne tipico della cavalleria macedone. Inoltre, il mantello era riservato solo ai cavalieri. L\u2019identificazione dell\u2019armamento macedone \u00e8 confermata anche da una stele alessandrina, datata intorno al 300 a.C.: raffigura un cavaliere armato col suo scudiero e l\u2019iscrizione identifica il defunto come macedone. Altre due importanti testimonianze archeologiche sull\u2019armamento macedone sono una pittura della facciata della tomba di Lefkadia (Fig.2), dove il defunto \u00e8 rappresentato in corazza e mantello e la corazza integra del tipo a corsetto rinvenuta nella tomba II di Verghina (Fig.3).<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2974 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-2-219x300.jpg\" alt=\"\" width=\"219\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-2-219x300.jpg 219w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-2-9x12.jpg 9w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-2.jpg 560w\" sizes=\"(max-width: 219px) 100vw, 219px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><table><tbody><tr><td width=\"333\"><p>Fig. 2 \u2013 Mausoleo ellenistico, Lefkadia. Dettaglio delle pitture (inizio del III sec. a.C.).<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2975\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig3-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"533\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig3-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig3-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig3-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig3-9x12.jpg 9w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig3.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><table><tbody><tr><td width=\"259\"><p>Fig. 3 \u2013 Corazza. Tomba II di Verghina. Museo Archeologico di Salonicco (seconda met\u00e0 del IV sec. a.C.).<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Le calzature indossate dalle figure del gruppo del Lanuvio sono delle <em>crepidae<\/em>, ovvero dei sandali caratterizzati da un sistema complicato di lacci, da suole molto alte e chiodate, tipici del costume militare greco. Proprio queste particolarit\u00e0, unite allo stile delle teste di cavallo, tipico della met\u00e0 del IV sec., hanno fatto pensare che il donario si sia ispirato al gruppo scultoreo in bronzo di\u00a0<strong>Lisippo<\/strong>. Il ricco<strong>\u00a0<\/strong><strong>Lucio Licinio Murena,\u00a0<\/strong>console nel 62 a.C., don\u00f2 queste sculture al tempio in seguito a una vittoria su\u00a0<strong>Mitridate VI,<\/strong>\u00a0nel corso della quale ricopr\u00ec per qualche anno il ruolo di\u00a0<em>legatus<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Lucio Licinio Lucullo<\/strong>.<\/p><p>Il gruppo del Granico si caratterizzava non solo per l\u2019alto numero delle statue realizzate, ma anche per i ritratti che contraddistinguevano i personaggi. A ci\u00f2 possiamo aggiungere, in base alle copie e alle derivazioni, che l\u2019animazione e la variazione dei gesti dei cavalieri, dell\u2019andatura dei cavalli e della posizione dei Persiani caduti, rendeva ormai perfettamente coerente questa iconografia alle contemporanee raffigurazioni pittoriche e a rilievo. Alessandro era rappresentato a cavallo di Bucefalo, in mezzo ai suoi valorosi cavalieri deceduti durante lo scontro. Era una vera e propria innovazione iconografica che oltrepass\u00f2 il confine tra morte e vita, immortalando il sovrano come un eroe immortale; un\u2019esaltazione delle virt\u00f9 dell\u2019aristocrazia guerriera, fonte di ispirazione per la propaganda del Macedone, che ha aiutato il sovrano a costruire la sua immagine di sovrano-eroe. Diversi valori come il <em>kleos <\/em>(la gloria in battaglia che permetteva all\u2019eroe di vivere in eterno dopo la vita terrena), il <em>kydos<\/em> (la gloria) e l\u2019<em>euchos<\/em> (il successo), rappresentavano per i guerrieri la principale ragione per cui essi combattevano<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. Morire in battaglia era considerato l\u2019apice del valore, una morte eroica che permetteva di raggiungere la gloria; combattere, quindi, diventava l\u2019occasione per dimostrare a tutti la propria potenza fisica.<\/p><p>Altro esempio di rappresentazione di questo genere \u00e8 il sarcofago di Sidone.<\/p><p>I ritratti di Alessandro presentano elementi di originalit\u00e0 e di identificabilit\u00e0, e lo sguardo con i suoi grandi occhi rivolti verso il cielo, \u00e8 certamente tra gli elementi pi\u00f9 originali della sua iconografia. \u00c8 uno sguardo languido e seduttivo, una vera e propria novit\u00e0 artistica nella rappresentazione di un soggetto maschile. Fu sempre Lisippo il primo scultore a raffigurare il sovrano con questa particolare espressione, caratterizzata da grandi occhi malinconici che sottolineavano il suo <em>pathos, <\/em>associandolo agli eroi e agli dei. Altra singolarit\u00e0 dei suoi ritratti \u00e8 la posa del collo che regge il capo in una posizione inclinata: essa conferisce grande dinamismo alla figura del sovrano e forse potrebbe essere un elemento d\u2019ispirazione biografica. \u00c8 un tratto umano e personale, ma allo stesso tempo un attributo che rende la sua persona simile a una divinit\u00e0. Come ho gi\u00e0 ricordato, i diadochi stessi si ispirarono per le loro rappresentazioni ai modelli di Alessandro, i cui ritratti divennero un modello stereotipato di rappresentazione regale. Nel periodo ellenistico, l\u2019incisione sulle monete dei ritratti dei successori del Macedone port\u00f2 a una rapida diffusione dei loro progetti politici, legittimando la successione con le loro rappresentazioni sotto quelle di Alessandro. La moneta, infatti, oltre ad essere un mezzo di pagamento della compravendita, diffondeva l\u2019immagine dei nuovi sovrani con grande velocit\u00e0 in tutto l\u2019areale dell\u2019impero. Alla morte di Alessandro Magno le province dell&#8217;impero furono suddivise e governate dai suoi generali macedoni. La rivalit\u00e0 dei governatori e l&#8217;assenza di un erede carismatico di Alessandro spinse pian pano le province a trasformarsi in veri e propri regni indipendenti fino allo smembramento dell\u2019impero. In ogni caso, anche con la nascita dei regni ellenistici, i diadochi diedero seguito al progetto politico del Macedone: unificare Occidente e Oriente.<\/p><p>Nei successivi capitoli analizzer\u00f2 l\u2019immagine di Alessandro partendo dai suoi ritratti contemporanei.<\/p><p>Non possiamo conoscere con precisione i lineamenti del Macedone: le sue spoglie, purtroppo, non sono mai state rinvenute e, come gi\u00e0 ricordato, le fonti non sono di grande aiuto per ricostruire il suo aspetto. I ritratti di Alessandro, tuttavia, anche se stereotipati, potrebbero darci un\u2019idea almeno dei tratti tipici del sovrano. Alessandro promosse la sua immagine ufficiale, costruita a corte, che doveva rappresentare un insieme di valori ed emozioni ben percettibili dai suoi sudditi: un volto pubblico \u201creale\u201d che doveva richiamare divinit\u00e0 ed eroi.<\/p><p>Plutarco ha perfettamente colto questo aspetto della propaganda di Alessandro legata alla diffusione di una determinata rappresentazione di s\u00e9; infatti proprio all&#8217;inizio della sua <em>Vita di Alessandro <\/em>scrive:<\/p><p><em>\u00a0<\/em><\/p><p>Come dunque i pittori colgono le somiglianze dei soggetti dal volto e dall&#8217;espressione degli occhi, nei quali si nota il carattere, e pochissimo si curano delle altre parti, cos\u00ec mi si conceda di interessarmi di pi\u00f9 di quelli che sono i segni dell&#8217;anima, e mediante ad essi rappresentare la vita di ciascuno, lasciando ad altri la trattazione delle grandi contese<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[11]<\/a>.<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Il nuovo linguaggio artistico doveva presentarlo come divino e coraggioso, ma anche pi\u00f9 umano e carismatico degli dei o eroi a cui il re si ispirava.<\/p><p>Lisippo fu certamente lo scultore preferito di Alessandro, lo raffigur\u00f2 fin dalla sua adolescenza e segu\u00ec il sovrano nella spedizione in Asia.<\/p><p>Vi fu, per\u00f2, anche un altro scultore favorito, di cui le fonti registrano ritratti del re: Leocare, artista di formazione ateniese.<\/p><p>Lo scultore Leocare aveva gi\u00e0 lavorato per Filippo II, realizzando immagini d\u2019oro e d\u2019avorio della famiglia reale. Si trattava di sculture realizzate per il <em>Philippeion<\/em> di Olimpia, un sontuoso edificio dedicato a Zeus dopo la vittoria di Cheronea nel 338 (Fig. 4). Sopra una\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Crepidine\">a<\/a>\u00a0di tre gradini, l&#8217;edificio consisteva di una\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cella_(architettura)\">cella<\/a>\u00a0a pianta circolare, costruita in\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Opera_quadrata\">opera quadrata<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Isodomo\">isodomica<\/a>\u00a0con blocchi di <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Poros_(pietra)\">poros<\/a><\/em>, circondata da una\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Peristasi\">peristasi<\/a>\u00a0di 18 colonne di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ordine_ionico\">ordine ionico<\/a>, sempre in <em>poros<\/em>, rivestito di stucco, ad eccezione della\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cimasa\">sima<\/a>, che era in marmo e decorata da un <em>anthemion<\/em> dipinto.<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2947\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/4-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/4-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/4-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/4-18x12.jpg 18w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/4.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><table><tbody><tr><td width=\"538\"><p>Fig. 4 \u2013 <em>Philippeion<\/em>, Olimpia (338-336 a.C.).<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>La <em>th\u00f2los<\/em> conteneva le statue criselefantine della famiglia di Filippo, posizionate su un basamento ricurvo all\u2019interno della cella, ed era l\u2019unica struttura del santuario dedicato ad un essere umano. Anche la scelta di utilizzare marmo e oro per le sculture, poneva a diretto confronto la famiglia reale macedone con la statua criselefantina di Zeus, realizzato da Fidia per il santuario di Olimpia. Nessuna di queste sculture \u00e8 sopravvissuta, ma delle testine in avorio che decoravano una <em>kline<\/em> in una delle tombe reali di Verghina, potrebbero essere delle copie miniaturizzate (Fig. 5).<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2948 size-full\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/5.jpg\" alt=\"\" width=\"750\" height=\"385\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/5.jpg 750w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/5-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/5-18x9.jpg 18w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><table width=\"535\"><tbody><tr><td width=\"535\"><p>Fig. 5 \u2013 Testine in avorio, Verghina, Museo delle Tombe Reali di Aigai (seconda met\u00e0 del IV sec. a.C.)<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Un\u2019altra scultura che fu realizzata da Leocare, o da Eufranone secondo altri studiosi, \u00e8 il cosiddetto Alessandro Rondanini. Si tratta di un\u2019antica copia di un originale, appartenente a un gruppo scultoreo che raffigurava re Filippo di Macedonia sul suo carro portato da 4 cavalli e suo figlio Alessandro che conduceva il carro, tenendo le redini con entrambe le mani (Fig. 6). Le proporzioni, l\u2019atteggiamento e la chioma del Rondanini di Monaco, fecero da archetipo per le figure funerarie della ceramica apula coeva alla scultura (Fig. 7). Sempre dal tipo Rondanini deriva una cospicua monetazione di Lisimaco, dove la testa di Alessandro ha l\u2019inclinazione del collo, il profilo e la capigliatura che si rif\u00e0 alla scultura.<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2949 size-full\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/6.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/6.jpg 600w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/6-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/6-16x12.jpg 16w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><table><tbody><tr><td width=\"399\"><p>Fig. 6 \u2013 Alessandro Rondanini, marmo, copia dell\u2019et\u00e0 dei Flavi,<\/p><p>da originale del 337 a.C., Gliptoteca di Monaco.<\/p><p>\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2976\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/7-1-193x300.png\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"622\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/7-1-193x300.png 193w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/7-1-658x1024.png 658w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/7-1-768x1194.png 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/7-1-8x12.png 8w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/7-1.png 888w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><table><tbody><tr><td width=\"230\"><p>Fig. 7 \u2013 Statua del defunto quale guerriero nel tipo dell\u2019Alessandro Rondanini, cratere apulo, terracotta, Pittore di Ganimede, 335 a.C., Antikenmuseum, Cortesia Basilea.<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Vi sono anche due mosaici rinvenuti a Pella che raffigurano Alessandro adolescente, nel pieno del suo vigore e in scene di caccia. Il mosaico della Caccia al Leone \u00e8 stato rinvenuto nella cosiddetta \u201cCasa del Dioniso\u201d (Fig. 8). La dimora, la cui fase pi\u00f9 antica si data al IV sec. a.C., si trova in un quartiere adiacente all\u2019agor\u00e0 della citt\u00e0, dove \u00e8 stato rinvenuto l\u2019altra opera musiva, la Caccia al Cervo. Si tratta di mosaici realizzati con ciottoli naturali, rotondeggianti, la cui gamma cromatica tende dal bianco all\u2019azzurro scuro. Il mosaico della Caccia al Leone fu rinvenuto in un <em>andron <\/em>della casa, la sala da banchetto usati dagli uomini per la pratica del simposio ed oggi si trova al Museo Archeologico di Pella. Fu scoperto nel 1957 e ha un\u2019estensione di 4,90 x 3,20 metri.<\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2951 size-large\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/8-1024x507.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"507\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/8-1024x507.jpg 1024w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/8-300x148.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/8-768x380.jpg 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/8-1536x760.jpg 1536w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/8-2048x1013.jpg 2048w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/8-18x9.jpg 18w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"538\"><p>Fig. 8 \u2013 Mosaico con caccia. Mosaico; Pella, Casa di Dioniso, Museo Archeologico di Pella (fine del IV sec. a.C.).<\/p><p>\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Le figure poggiano i piedi su una superfice rocciosa. Al centro un leone attacca un giovane cacciatore che si difende con una lancia, e alle spalle dell\u2019animale, che si gira la testa indietro, un altro giovane che lo attacca con la spada. I due cacciatori sono nudi ad eccezione del mantello e uno dei due indossa un grande cappello, forse un petaso. Il mosaico potrebbe rappresentare Alessandro e Cratero o Alessandro e Efestione. Nella prima interpretazione si tratterebbe della raffigurazione di un episodio della vita di Alessandro che si verific\u00f2 a Susa, quando in una battuta di caccia, Cratero gli salv\u00f2 la vita mentre era assaltato da un leone. Tuttavia, siccome si tratta di un\u2019iconografia ricorrente nell\u2019arte, la scena avrebbe solo un valore metaforico: enfatizza il carattere eroico dei personaggi, simbolicamente nudi, che cacciano il leone, animale re della foresta e simbolo della forza e del coraggio. La caccia era ritenuta un\u2019attivit\u00e0 aristocratica, preparatoria e di addestramento alla guerra.\u00a0 L\u2019iconografia potrebbe indicare, inoltre, anche un rito di passaggio dall\u2019efebia all\u2019et\u00e0 adulta.\u00a0<\/p><p>Nel mosaico della Caccia al Cervo la disposizione delle figure, con i cacciatori sui due lati della preda, le armi levate, e l&#8217;attenzione dell&#8217;animale (in questo caso lo sguardo) rivolta all&#8217;uomo alla destra dell&#8217;osservatore (cio\u00e8 Alessandro), richiama l\u2019altro mosaico (Fig. 9). Il cacciatore posizionato a destra del cervo, armato di spada, \u00e8 ritenuto essere\u00a0Alessandro; quello di sinistra, armato di scure bipenne, arma tradizionalmente legata al\u00a0dio greco Efesto, \u00e8 identificato nel generale macedone Efestione, miglior amico di Alessandro.<\/p><p>Secondo Paolo Moreno, insigne studioso che si \u00e8 occupato in modo particolare delle rappresentazioni di Alessandro, il mosaico potrebbe essere una copia di un dipinto di Melanzio, pittore apprezzato anche da Apelle per la sua capacit\u00e0 di rappresentare realisticamente la disposizione armonica delle figure nello spazio geometrico<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[12]<\/a>.<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-2952\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/9.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"292\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/9.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/9-12x12.jpg 12w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"437\"><p>Fig. 9 \u2013 Mosaico con Caccia al cervo. Mosaico; Pella, Case a peristilio,<\/p><p>Museo Archeologico di Pella (fine del IV sec. a.C.).<\/p><p>\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Il tema della caccia reale \u00e8 raffigurato anche nel famosissimo fregio della tomba II a Verghina, rinvenuta dall\u2019archeologo greco Manolis Andronikos tra la fine degli anni Settanta e l\u2019inizio degli Ottanta sotto il cosiddetto Grande Tumulo. Il monumento si trova all\u2019estremit\u00e0 sud occidentale della grande necropoli di tumuli di Verghina, presenta un diametro di oltre 100 metri per circa 12 di altezza ed ha, oltre la tomba II, altre tre tombe di carattere regale. La tomba II, costituita da una camera di notevoli dimensioni, \u00e8 preceduta da un vestibolo al quale si accede tramite una monumentale porta a due battenti, inquadrata da due colonne doriche sormontate da un fregio dorico; lo spazio sovrastante \u00e8 dipinto con una scena di caccia. Il fregio continuo \u00e8 alto 1,16 metri e lungo 5,56 metri. La tomba, rinvenuta intatta, ha restituito un sontuoso corredo, ricco di armi da parata, di vasellame d\u2019argento e di bronzo, di elementi decorativi d\u2019avorio pertinenti a mobili lignei, tra cui probabilmente una <em>kline<\/em>; all\u2019interno di un sarcofago in marmo una <em>larnax<\/em>, un\u2019elegantissima cassetta in oro con il coperchio decorato dalla stella macedone a dodici raggi, conteneva \u00a0le ossa del defunto, avvolte in un tessuto di porpora e accompagnate da una splendida corona d\u2019oro di foglie e bacche di quercia. Secondo Andronikos, il defunto della tomba sarebbe Filippo II, ma quest\u2019identificazione \u00e8 stata messa in discussione in quanto non ci sono ancora prove archeologiche certe<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[13]<\/a>.<\/p><p>La pittura, forse realizzata da Nicia, raffigura una scena di caccia multipla ai cervi, al cinghiale, al leone e all\u2019orso (Fig. 10).<\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2953 size-large\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/10-1024x587.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"587\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/10-1024x587.jpg 1024w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/10-300x172.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/10-768x440.jpg 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/10-1536x880.jpg 1536w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/10-2048x1173.jpg 2048w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/10-18x10.jpg 18w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"538\"><p>Fig. 10 \u2013 Dipinto della caccia, fregio della cosiddetta tomba di Filippo II, Verghina (seconda met\u00e0 del IV sec. a.C.).<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>La caccia \u00e8 condotta da diversi personaggi a piedi e tre a cavallo con l\u2019aiuto di numerosi cani. Dei tre cavalieri impiegati nella caccia al leone, due sono stati identificati come Alessandro Magno e suo padre Filippo II. Alessandro indossa un chitone color porpora, colore della regalit\u00e0 e sta scagliando la lancia; Filippo II indossa la leontea ed \u00e8 intento a colpire il leone. Le diverse prede forse rimandano ai differenti gradi di difficolt\u00e0 della caccia, attivit\u00e0 con alto valore simbolico nella monarchia macedone.<\/p><p>\u00a0La leontea nasce come attributo iconografico di Eracle e nella mitologia greca raffigura il trofeo della sua prima fatica. L\u2019eroe, dopo aver sconfitto il leone nemeo, lo scuoi\u00f2 e, a ricordo e testimonianza dell\u2019uccisione nella prima di una lunga serie di prove, ne vest\u00ec la pelle. La dinastia argeade vantava tra le proprie ascendenze il divo Eracle e lo stesso Alessandro in altre rappresentazioni \u00e8 raffigurato con la pelle dell\u2019animale. Era un\u2019immagine diffusa per fini propagandistici e che legittimava anche la sua discendenza dal personaggio mitico.<\/p><p>Un cratere apulo a figure rosse, oggi conservato al Metropolitan Museum of Art di New York, raffigura un bronzista che rifinisce la criniera del leone della scultura su un alto basamento (Fig. 11). La scultura con la clava, l\u2019arco e la pelle di leone, \u00e8 stata pi\u00f9 volte identificata semplicemente come Eracle; in realt\u00e0, a un\u2019osservazione pi\u00f9 attenta, si nota che i tratti del volto della stessa non sono idealizzati, ma si riferiscono ad Alessandro, riconoscibile dalla capigliatura folta, con scriminatura nel mezzo e con lunghe ciocche ondulate e basette ricciolute che hanno poco a che fare con l\u2019iconografia di Eracle.<\/p><p>Alessandro viene quindi rappresentato come l\u2019eroe che sconfigge il leone, appropriandosi della sua forza e del suo coraggio, per rimarcare il suo eroismo. Coraggio che era trasmesso dal leone all\u2019eroe che indossava la sua pelle, simbolo dell\u2019unione dell\u2019identit\u00e0 dell\u2019uomo e dell\u2019animale. Eracle, inoltre, era anche un eroe civilizzatore, simbolo della lotta contro la barbarie e il caos.<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2954 size-full\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/11.png\" alt=\"\" width=\"616\" height=\"841\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/11.png 616w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/11-220x300.png 220w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/11-9x12.png 9w\" sizes=\"(max-width: 616px) 100vw, 616px\" \/><\/p><table width=\"283\"><tbody><tr><td width=\"283\"><p>Fig. 11 \u2013 Artista al lavoro presso una statua di Alessandro Eracle. Cratere apulo, terracotta, Gruppo di Boston, 338 a.C. Metropolitan Museum of Art di New York.<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Tutta la produzione scultorea realizzata da Lisippo per Alessandro \u00e8 oggi persa. Gli studiosi hanno riconosciuto lo stile dello scultore in diverse copie di epoca successiva: una testa di marmo, copia di epoca romana, detta tipo Dresda, che raffigura Alessandro giovane (Fig. 12); due tipi di testa di marmo conosciuti come Alessandro Schwarzenberg (Fig. 13); i tipi dell\u2019erma di Azara (Fig. 14); tre statuette di bronzo che raffigurano Alessandro maturo armato di lancia (Fig. 15). \u00a0<\/p><p>Le teste tipo Dresda e Alessandro Schwarzenberg condividono la stessa struttura verticale e hanno una bocca tesa, quasi imbronciata, zigomi alti, occhi con espressione attenta, fronte alta e voluminosa, capelli lunghi con un ciuffo in mezzo, l\u2019<em>anastol\u00e9.<\/em> Lisippo fu in grado di idealizzare la fisionomia di Alessandro con un\u2019acconciatura di capelli simile a quella dei ritratti di Zeus, limitandosi, per\u00f2, allo stesso tempo, a non valicare esplicitamente il confine tra umano e divino.<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-2955\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/12.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"231\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/12.jpg 150w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/12-8x12.jpg 8w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"227\"><p>Fig. 12 \u2013 Alessandro tipo Dresda. Marmo; copia romana di una scultura di Lisippo, 325-300 a.C., Staatliche Kunstsammlungen, Dresda.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2956\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/13-175x300.jpg\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/13-175x300.jpg 175w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/13-7x12.jpg 7w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/13.jpg 264w\" sizes=\"(max-width: 175px) 100vw, 175px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><table width=\"169\"><tbody><tr><td width=\"169\"><p>Fig. 13 \u2013 Alessandro Schwarzenberg. Marmo; copia romana del II secolo d.C. di un ritratto del 325 a.C., Gliptoteca di Monaco.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>L&#8217;erma di Azara e la tipologia dei ritratti simili di Alessandro prendono il nome dal diplomatico spagnolo Jos\u00e9 Nicol\u00e1s de Azara (1730-1804) che, durante la sua carica di ambasciatore a Roma, finanzi\u00f2 lo scavo archeologico di una villa a Tivoli. L\u2019erma fu ritrovata nel 1779 tra una serie di antichi ritratti scultorei di personaggi famosi. Successivamente, quando divenne ambasciatore in Francia, Azara la regal\u00f2 a Napoleone che a sua volta la don\u00f2 al Louvre nel 1803. Le labbra, il naso, le sopracciglia e la parte inferiore del busto dell&#8217;erma sono stati restaurati, ma a differenza di molte altre sculture identiche rinvenute in Italia, questa copia non \u00e8 stata restaurata eccessivamente.<\/p><p>Si tratta della prima scultura identificabile come ritratto di Alessandro Magno scoperta in epoca moderna, particolarmente significativa per l&#8217;iscrizione sul fronte dell&#8217;erma:<\/p><p>\u00a0<\/p><p>A\u039bE\u039eAN\u0394PO\u03a3\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Alessandro<\/p><p>\u03a6I\u039bI\u03a0\u03a0OY\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0figlio di Filippo<\/p><p>FARE\u0394\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Maced[oniano]<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2958\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/14-176x300.jpg\" alt=\"\" width=\"176\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/14-176x300.jpg 176w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/14-7x12.jpg 7w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/14.jpg 340w\" sizes=\"(max-width: 176px) 100vw, 176px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><table><tbody><tr><td width=\"212\"><p>Fig. 14 \u2013 L\u2019erma di Azara. Marmo; copia romana del I secolo d. C., Tivoli, Museo del Louvre, Parigi.<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>La statuetta di Alessandro Nelidow presenta modellazione, proporzioni e ponderazione di epoca tardo classica. Si tratta, quasi sicuramente, di una copia di una scultura lisippea in cui Alessandro era raffigurato nudo e doveva reggere una lancia o uno scettro. Questo tipo di posa fu copiata successivamente numerosissime volte dai sovrani ellenistici e dagli imperatori romani, che la ritenevano paradigma del principe guerriero forte e carismatico: Alessandro \u00e8 snello e atletico, e avanza con forza e vigore in avanti in un\u2019andatura che il mondo antico definirebbe \u201candatura leonina\u201d. Lo scettro era un bastone regale simbolo di autorit\u00e0 sovrana dei re, mentre la lancia rappresentava l\u2019arma simbolo degli eroi omerici. Alessandro, dopo aver attraversato l\u2019Ellesponto nel 334 col suo esercito, gett\u00f2 simbolicamente la sua lancia dalla nave sulla riva della spiaggia, dichiarando di aver conquistato la terra; era l\u2019arma preferita di Achille, a cui Alessandro s\u2019ispir\u00f2 e di cui si credeva discendente per parte di madre. L\u2019iconografia di Alessandro con la lancia presentava il sovrano come nuovo Achille, il pi\u00f9 forte e valoroso guerriero degli Achei, ed erede della pi\u00f9 alta virt\u00f9 degli eroi omerici: l\u2019<em>aret\u00e8, <\/em>ossia l\u2019eccellenza.<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2959 size-large\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/15-1024x776.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"776\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/15-1024x776.jpg 1024w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/15-300x227.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/15-768x582.jpg 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/15-16x12.jpg 16w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/15.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"458\"><p>Fig. 15 \u2013 Alessandro Nelidow. Bronzo; copia ellenistica o romana di un ritratto del 325 a.C. ca., Cambridge.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Un altro importante documento archeologico che rappresenta Alessandro \u00e8 la stele di Pancare, opera che lo raffigura in uno scontro durante la battaglia di Cheronea del 338 (Fig. 16). La stele di marmo, oltre a celebrare la vittoria macedone contro gli Ateniesi, Beoti e altre <em>poleis<\/em> minori, \u00e8 un memoriale ai caduti, fra cui si riconosce il nome di Pancare. Il rilievo \u00e8 oggi conservato nel Museo Archeologico del Pireo.<\/p><p>Secondo l\u2019ipotesi di Paolo Moreno, Pancare, figlio di Leocare (come riporta l\u2019iscrizione), mor\u00ec eroicamente in battaglia, combattendo con altri trecento soldati nel famoso battaglione sacro di Tebe totalmente sterminato dai Macedoni<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[14]<\/a>. Il monolite \u00e8 alto ben tre metri e il Leocare menzionato nell\u2019iscrizione potrebbe essere il famoso scultore che realizz\u00f2 l\u2019opera per il figlio.<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2960\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/16-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"373\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/16-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/16-768x573.jpg 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/16-16x12.jpg 16w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/16.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><table><tbody><tr><td width=\"409\"><p>Fig. 16 \u2013 Stele di Pancare. Marmo; altorilievo, Museo Archeologico del Pireo, Atene (338 a.C.).\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Nel rilievo \u00e8 rappresentato Alessandro che, a cavallo di Bucefalo mentre impenna, travolge Pancare in nudit\u00e0 eroica. Le stele commemorativa ricorda il coraggio dei soldati tebani che decisero di restare sul campo di battaglia, anche se ben consapevoli della imminente sconfitta e della sicura morte.<\/p><p>Altra importante opera \u00e8 un affresco di II stile rinvenuto in una villa romana di Boscoreale agli inizi del \u2018900. L\u2019ultimo proprietario della sontuosa dimora fu un certo Fannius Synister.<\/p><p>L\u2019opera raffigura diversi personaggi di una corte regale e uno di essi ha la lancia e la <em>kausia, <\/em>ossia il tipico copricapo macedone di feltro simile a un coperchio pi\u00f9 o meno convesso (Fig. 17 e 18). La maggior parte della pittura fu strappata e venduta all\u2019asta a Parigi pochi anni dopo; solo alcuni affreschi rimasero a Napoli, custoditi oggi nel suo Museo Archeologico Nazionale. Fino a qualche anno fa gli studiosi non riuscivano ad interpretare in modo unitario le megalografie dell\u2019affresco.<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2859\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1_Filosofo_con_Macedonia_e_Persia-scaled-2-300x181.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"362\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1_Filosofo_con_Macedonia_e_Persia-scaled-2-300x181.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1_Filosofo_con_Macedonia_e_Persia-scaled-2-1024x618.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"476\"><p>Fig. 17 \u2013 Affresco di II stile. Boscoreale, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (60 a.C. ca.).<\/p><p>\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2962\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/18-300x300.png\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"599\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/18-300x300.png 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/18-1024x1022.png 1024w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/18-150x150.png 150w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/18-768x766.png 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/18-1536x1532.png 1536w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/18-2048x2043.png 2048w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/18-12x12.png 12w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"422\"><p>Fig. 18 \u2013 Affresco di II stile. Boscoreale, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (60 a.C. ca.).<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Solo recentemente si \u00e8 capito con certezza che l\u2019affresco rappresenta una corte macedone. Ci\u00f2 \u00e8 confermato dalla presenza degli scudi con l\u2019astro a rilievo, dagli abiti dei personaggi e dalle caratteristiche architettoniche degli edifici. Le scoperte archeologiche nella regione macedone degli ultimi decenni confermano tale tesi.<\/p><p>La figura con <em>kausia<\/em>, diadema, lancia e scudo macedone \u00e8 generalmente ritenuta la personificazione della monarchia di Macedonia (Fig. 19). Il personaggio domina uno stretto di mare, un chiaro riferimento allo stretto dei Dardanelli, confine tra la sponda del continente europeo e quello asiatico, e la punta della lancia \u00e8 conficcata sul lato asiatico, allusione alla conquista dell\u2019Asia; il continente \u00e8 rappresentato da una donna seduta con vesti orientali, che si regge il capo con la mano destra e guarda verso il conquistatore che domina i due continenti. Secondo una recentissima ipotesi avanzata da Filippo Coarelli e Eugenio Lo Sardo, il personaggio con la lancia rappresenterebbe, invece, Alessandro<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[15]<\/a>. I segni che inducono a questa identificazione sono le caratteristiche fisionomiche del volto simili a quelle del grande mosaico di Pompei e la tunica di foggia asiatica. Alessandro era solito indossare, infatti, le vesti tipiche dei popoli conquistati. \u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-2963\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/19.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/19.png 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/19-150x150.png 150w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/19-12x12.png 12w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><table><tbody><tr><td width=\"253\"><p>Fig. 19 \u2013 Affresco di II stile. Ritratto di Alessandro Magno? Boscoreale, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (60 a.C. ca.).<\/p><p>\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>\u00c8 pi\u00f9 difficile, invece, valutare le pitture di Apelle per Alessandro, in quanto sopravvivono poche copie. Plinio il Vecchio elogia la raffinatezza delle sue figure\u00a0 \u00a0e parla di una tavolozza di soli quattro colori utilizzati dal grande artista: bianco, giallo, rosso e nero; l\u2019artista possedeva una tecnica meticolosa e aveva una particolare maestria nel rappresentare la lucentezza degli scintillii del fuoco e dell\u2019oro<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[16]<\/a>. Divenne famosa un\u2019apoteosi dipinta da Apelle a Efeso che raffigurava Alessandro con la lancia, attributo che divenne tipico della sua iconografia in numerose copie.<\/p><p>Una copia di questo quadro si trova nella casa dei Vettii, a Pompei. L\u2019affresco raffigura Alessandro seduto sul trono con la lancia nella mano destra e con un mantello purpureo (colore associato al potere) poggiato sulle gambe; con la mano sinistra impugna le folgori, attributo divino di Zeus che divinizza il sovrano e ne risalta la sua regalit\u00e0; lo sguardo \u00e8 diretto verso l\u2019alto, ha la testa leggermente inclinata ed \u00e8 cinta da una corona di quercia (Fig. 20).<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2964\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/20-228x300.jpg\" alt=\"\" width=\"228\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/20-228x300.jpg 228w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/20-9x12.jpg 9w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/20.jpg 325w\" sizes=\"(max-width: 228px) 100vw, 228px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"268\"><p>Fig. 20 \u2013 Alessandro come Zeus, affresco (da un dipinto di Apelle), I secolo d.C., Casa dei Vettii, Pompei.<\/p><p>\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Il dipinto di Apelle fu esposto nel tempio di Artemide e la lancia fu consacrata da Alessandro e dedicata alla dea. La divinizzazione di Alessandro ad opera del pittore si spinse oltre le rappresentazioni pi\u00f9 moderate e mascherate di Lisippo, presentando un umano come un vero e proprio dio in terra.<\/p><p>L\u2019iconografia della lancia venne ripetuta in altre rappresentazioni, come il famoso dipinto del matrimonio di Alessandro e Statira, figlia del re Dario. L\u2019opera fu dipinta da Ezione, che secondo le fonti realizz\u00f2 anche le nozze di Alessandro e Rossane, ed \u00e8 conosciuta grazie a una copia sotto forma di affresco rinvenuta nella casa del Bracciale a Pompei (Fig. 21).<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2628 size-full\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/villa-del-bracciale-doro13.jpg\" alt=\"villa del bracciale doro13\" width=\"550\" height=\"669\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/villa-del-bracciale-doro13.jpg 550w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/villa-del-bracciale-doro13-247x300.jpg 247w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/villa-del-bracciale-doro13-10x12.jpg 10w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"342\"><p>Fig. 21 \u2013 Nozze di Alessandro e Statira. Affresco; Casa del Bracciale d\u2019oro, I sec. d.C., Pompei.<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Le nozze furono celebrate nella primavera del 324 a Susa. Nell\u2019opera Alessandro nella mano destra impugna la lancia con la punta verso il basso, enfatizzazione della fine della guerra e poggia l\u2019altra sull\u2019elsa della spada riposta nel balteo, gesto di pacificazione e unione tra le componenti greche e iraniche; la regina gli \u00e8 di fronte e mantiene uno scettro; un cupido, dopo aver deposto l\u2019elmo a terra, le porge lo scudo.<\/p><p>In passato si pensava che rappresentasse le nozze con Rossane, ma la presenza di un guerriero vestito all\u2019orientale, appartenente al corpo dei <em>meloph\u00f3roi<\/em>, guardie dei sovrani Achemenidi, lo esclude: esso fu ricostituito da Alessandro non prima del 324, mentre il matrimonio con Rossane \u00e8 antecedente e risale al 327. La figura di Alessandro segue la formula compositiva policletea, il chiasmo, nella quale tramite la disposizione incrociata degli arti (alla gamba flessa corrisponde il braccio opposto flesso e alla gamba tesa corrisponde il braccio opposto teso), viene risolto il problema dell&#8217;equilibrio della figura stante.<\/p><p>Queste numerose opere, frutto degli alti risultati tecnici raggiunti dagli artisti scelti dal sovrano, costruirono una potente immagine pubblica di Alessandro in tutto l\u2019impero.<\/p><p>Altra iconografia tipica \u00e8 la figura del Macedone a cavallo del suo inseparabile Bucefalo. Alessandro incontr\u00f2 il suo cavallo quando era ancora adolescente. Inizialmente Bucefalo fu portato in Macedonia e presentato al re Filippo II nel 346 da Filonico di Tessaglia. Con un prezzo quasi triplo rispetto alla norma (13 talenti), il bellissimo cavallo nero era pi\u00f9 alto del consueto destriero macedone, ma era considerato troppo selvaggio e ingestibile e si ribellava a chiunque gli si avvicinasse. Alessandro, colpito dalla sua bellezza, aveva capito qualcosa che gli altri non avevano capito: il cavallo aveva paura della sua stessa ombra. Facendo girare Bucefalo verso il sole in modo che la sua ombra fosse alle sue spalle e prendendo lentamente le redini in mano, Alessandro riusc\u00ec a cavalcarlo. Da allora Bucefalo e Alessandro divennero inseparabili; solo Alessandro poteva cavalcarlo, e infatti lo fece, in ogni battaglia, dalla conquista di Tebe fino alla battaglia di Gaugamela e all&#8217;India. Dopo la sconfitta finale di Dario III, Bucefalo fu rapito mentre Alessandro era in viaggio. Quando ritorn\u00f2 e venne a conoscenza del furto, il re promise di abbattere ogni albero, di mettere a ferro e fuoco la campagna e di massacrare ogni abitante della regione. Il cavallo fu presto restituito insieme a una richiesta di piet\u00e0. Bucefalo mor\u00ec durante la campagna militare in India, probabilmente a causa delle ferite riportate in battaglia. Qui, sulla sponda destra del fiume Idaspe, Alessandro gli dedic\u00f2 la fondazione di una citt\u00e0: Alessandria Bucefala, individuabile dove oggi si trova il centro abitato di Jalalpur nel Punjab.<\/p><p>La cavalleria pesante degli <em>hetaroi<\/em> (termine che in greco vuol dire compagni), formata dagli aristocratici macedoni, venne istituita da Filippo II e divenne uno dei punti di forza dell\u2019esercito macedone. Questi cavalieri, armati di una lunga\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lancia_(arma)\">lancia<\/a>\u00a0in\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Legno\">legno<\/a>\u00a0di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Corniolo_(botanica)\">corniolo<\/a>, lo\u00a0<em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Xiston\">xiston<\/a><\/em>, e privi di scudo o schinieri, scompaginavano la fanteria nemica, facendosi largo nella mischia per il\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Corpo-a-corpo\">corpo a corpo<\/a>\u00a0con la spada.<\/p><p>Lo schema di Alessandro a cavallo raffigurato nelle scene di battaglia deriva dal \u201cDexileosmotiv\u201d. Questo rilievo costituisce il modello compositivo delle rappresentazioni di un\u2019ampia serie di monumenti appartenenti all\u2019ambito funerario, votivo e onorario<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[17]<\/a>. Anche se l\u2019immagine del cavaliere vincitore sul cavallo rampante che trafigge con il giavellotto il nemico caduto a terra trova attestazioni gi\u00e0 nel VI secolo a.C., \u00e8 tuttavia verso la met\u00e0 del V secolo a.C. che appare il tipo canonico, ampiamente ripreso nei fregi e nelle metope templari, oltre che nella coeva pittura.<\/p><p>Nell\u2019ambito delle numerose testimonianze della seconda met\u00e0 del V e del IV secolo a.C. il motivo appare peculiare di una specifica classe di monumenti funerari, quali steli, <em>loutrophoroi <\/em>e <em>lekythoi <\/em>marmoree. In particolare la sua presenza nei rilievi sepolcrali statali precede l\u2019adozione del motivo nei monumenti privati, che enfatizzano l\u2019eroicizzazione del defunto.<\/p><p>La stele dell\u2019<em>Heroon <\/em>di Dexileos \u00e8 una delle opere pi\u00f9 importanti di questo genere. Il monumento, datato grazie alla sua iscrizione al 394 a.C., presenta importanti motivi innovatori anche nello schema compositivo (Fig. 22).<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2965\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/21-229x300.jpg\" alt=\"\" width=\"229\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/21-229x300.jpg 229w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/21-780x1024.jpg 780w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/21-768x1008.jpg 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/21-9x12.jpg 9w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/21.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 229px) 100vw, 229px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><table><tbody><tr><td width=\"206\"><p>Fig. 22 \u2013 Altorilievo della stele dell\u2019<em>Heroon <\/em>di Dexileos. Marmo pentelico; dalla necropoli del Dipylon, Ceramico di Atene; Museo Archeologico Nazionale di Atene (394 a.C.).<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>L\u2019impiego del \u201cDexileosmotiv\u201d ha una lunga fortuna che, grazie proprio alle formulazioni lisippee riproducenti il Macedone in scene di battaglia e di caccia, ne amplifica la diffusione, ponendo in evidenza ancora una volta il significato pi\u00f9 profondo del motivo, quello eroico.<\/p><p>\u00a0L\u2019ampia diffusione di questo tema nell\u2019iconografia romana di et\u00e0 repubblicana si deve alla ripresa del modello di Alessandro da parte dei generali trionfatori e alla presenza delle sculture originali di Lisippo a Roma. Qui, le opere pi\u00f9 ammirate dello scultore erano il gruppo del Granico e la statua equestre di Alessandro loricato, portate rispettivamente da Quinto Cecilio Metello Macedonico e da Giulio Cesare. La statua equestre fu esposta dinanzi al Tempio di Venere Genitrice e Cesare fece sostituire alla testa di Alessandro il suo ritratto: questa circostanza ha rappresentato un momento determinante dell\u2019<em>imitatio Alexandri <\/em>nell\u2019ideologia repubblicana e imperiale.<\/p><p>I gruppi equestri ebbero una valenza politica e autorappresentativa superiore alla media e in molti casi, pur rimanendo nell\u2019ambito del motivo del cavallo rampante, non riprodussero l\u2019atteggiamento proprio dello schema di battaglia.<\/p><p>Il motivo iconografico di Alessandro a cavallo di Bucefalo ebbe molta fortuna nell\u2019arte, ma nulla \u00e8 arrivato ai nostri giorni delle sculture originali. Possiamo solo avere un\u2019idea, un riflesso attraverso delle copie come la metopa con scena di combattimento di Alessandro proveniente da un celebre <em>heroon <\/em>di Taranto (Fig. 23);<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2966\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/22-248x300.jpg\" alt=\"\" width=\"248\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/22-248x300.jpg 248w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/22-848x1024.jpg 848w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/22-768x927.jpg 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/22-1272x1536.jpg 1272w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/22-1696x2048.jpg 1696w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/22-10x12.jpg 10w\" sizes=\"(max-width: 248px) 100vw, 248px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><table><tbody><tr><td width=\"204\"><p>Fig. 23 \u2013 Metopa con scena di combattimento di Alessandro a cavallo di Bucefalo. Marmo; da una tomba a camera di via Umbria, Taranto; Museo Archeologico Nazionale di Taranto (fine del III &#8211; inizi del II sec. a.C.).<\/p><p>\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Altro importante documento archeologico \u00e8 una statuetta equestre in bronzo di Alessandro, ritrovata ad Herculaneum ed oggi conservata al Museo Archeologico di Napoli (Fig. 24).<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2967\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/24-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/24-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/24-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/24-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/24-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/24-9x12.jpg 9w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/24-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"346\"><p>Fig. 24 \u2013 Alessandro a cavallo di Bucefalo. Bronzo, Herculaneum, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (I sec. a.C. &#8211; I sec. d.C.).<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Si tratta di una copia di epoca romana che, secondo una parte della critica, si \u00e8 ispirata alla statua equestre di Alessandro del gruppo del Granico<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[18]<\/a>. L\u2019opera lisippea ebbe particolare fama e divenne un modello di regalit\u00e0, eroicit\u00e0 e riferimento per tutti gli imperatori romani che si ispirarono ad Alessandro. Il motivo di tanta fortuna era il carattere nuovo che il mito dell&#8217;eroe acquis\u00ec con Alessandro e che ben si conciliava con il pragmatismo romano. In Alessandro i Romani vedevano un eroe che vinceva le sue battaglie e rimaneva vivo. La sua sublimazione non si realizzava con la morte, ma da come egli viveva la sua dimensione terrena di predestinato per via di quelli che Plutarco chiama\u00a0i segni dell&#8217;anima, che rendevano inevitabile i trionfi e la gloria che questi portavano con s\u00e9.<\/p><p>Nel bronzo Alessandro Magno \u00e8 in sella al suo cavallo che si impenna, armato probabilmente di lancia che punta contro il nemico, indossa una corazza e una clamide che ricade dietro la schiena. Il condottiero si volta poi alla sua destra tenendosi saldo in sella con le gambe e la mano sinistra, e sembra essere un tutt\u2019uno col suo cavallo. \u00c8 un\u2019iconografia molto potente, frutto dell\u2019ingegno del sovrano nella costruzione della sua immagine pubblica e dell\u2019abilit\u00e0 tecnica dell\u2019artista: lo slancio del cavallo d\u00e0 un senso di sospensione e precariet\u00e0 prima dell\u2019impatto verso il suolo.<\/p><p>Alessandro, singolarmente, indossa il diadema, ornamento del capo a foggia di benda, simbolo di sovranit\u00e0, ma non l\u2019elmo. La raffigurazione di Alessandro senza elmo in battaglia divenne un modello iconografico, ripetuto successivamente in moltissime opere; durante la battaglia del Granico, Alessandro perse l\u2019elmo e la sua assenza nella scultura potrebbe essere un esplicito riferimento a quest\u2019episodio.<\/p><p>Riguardo la rappresentazione del diadema, vi sono delle controversie riguardo il suo effettivo utilizzo da parte di Alessandro nel 334. Secondo alcuni storici, il Macedone utilizz\u00f2 il diadema regale solo dopo il 330, quando mor\u00ec Dario<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[19]<\/a>. Lo fece per presentarsi come un re persiano e per imitare la tradizione achemenide; nel bronzetto, quindi, il diadema sarebbe stato aggiunto dallo scultore in modo anacronistico.<\/p><p>Un diadema in argento e oro \u00e8 stato rivenuto nell\u2019anticamera della cosiddetta tomba II del Grande Tumulo di Verghina ed \u00e8 uno dei suoi pi\u00f9 preziosi reperti (Fig. 25). La tomba II \u00e8 tutt\u2019oggi oggetto di diatribe in merito all\u2019identit\u00e0 del suo occupante principale, giacch\u00e9 l\u2019attribuzione a Filippo II (e la consorte Cleopatra) sostenuta da subito con forza da Andronikos, fu messa in dubbio gi\u00e0 nel 1980 poco tempo dopo la scoperta, da altri studiosi in favore di Filippo III ed Adea-Euridice.<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2968 size-full\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/25.jpg\" alt=\"\" width=\"690\" height=\"631\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/25.jpg 690w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/25-300x274.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/25-13x12.jpg 13w\" sizes=\"(max-width: 690px) 100vw, 690px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"347\"><p>Fig. 25 \u2013 Cosiddetto diadema di Filippo II. Argento e oro;\u00a0<\/p><p>tomba II di Verghina, Museo Archeologico Nazionale di Tessalonica (seconda met\u00e0 del IV sec. a.C.).<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>L\u2019oggetto \u00e8 stato creato con la tecnica della fusione a cera persa. La successiva doratura \u00e8 stata effettuata tramite l&#8217;utilizzo del calore che aiuta a favorire l\u2019adesione delle lamine d\u2019oro con i metalli sottostanti, solitamente costituiti da argento o rame.\u00a0 Osservando il diadema, la caratteristica pi\u00f9 notevole \u00e8 il nodo\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Herakles\">di Eracle<\/a>\u00a0situato sul davanti che imita una fascia di stoffa.\u00a0Il nodo ricorda che il re era un leader religioso e discendente diretto dell&#8217;eroe greco e di suo padre\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Zeus\">Zeus<\/a>, re degli dei.\u00a0Su ciascun lato del nodo di Eracle il metallo forma un motivo simile a un intreccio. Il diametro attuale \u00e8 di 25 cm ed \u00e8 stato realizzato per essere regolabile con le due estremit\u00e0 che si incastrano in una sezione pi\u00f9 piccola nella parte posteriore.\u00a0<\/p><p>Il dibattito sull\u2019origine del diadema di Alessandro rimane ancora irrisolto. Vi sono tre opinioni differenti degli studiosi sulla sua genesi: per alcuni si tratta di un\u2019insegna tradizionale macedone; per altri \u00e8 un\u2019insegna di origine persiana; per altri ancora un simbolo che proviene da un&#8217;associazione con Dioniso.<\/p><p>Ernst Fredricksmeyer sostiene che il diadema non era un simbolo regale esclusivamente persiano ed era gi\u00e0 conosciuto dai Macedoni come simbolo di Dioniso<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[20]<\/a>.<\/p><p>La sua ipotesi si basa innanzitutto sulle fonti letterarie. Plinio il Vecchio ricorda che il diadema e la processione trionfale furono inventati da Dioniso: <em>diadema regium insigne et triumphum invenit<\/em> <a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[21]<\/a>. E Diodoro conferma che \u00abper scongiurare il mal di testa per il troppo vino [Dioniso] si legava la testa, riferiscono, con una fascia\u2026, e fu questa fascia, dicono, che pi\u00f9 tardi port\u00f2 all&#8217;introduzione tra i re del diadema\u00bb<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[22]<\/a>. Ci sono anche delle evidenze archeologiche dell\u2019uso del diadema in Macedonia prima di Alessandro: si tratta di fasce che cingono le teste sulle monete di Alessandro I, Archelao, Aeropo II e Filippo II (Fig. 26).<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2969\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/26-300x136.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"136\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/26-300x136.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/26-18x8.jpg 18w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/26.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"538\"><p>Fig. 26 \u2013 Statere in argento con raffigurazione di Aeropo II (398-394 a.C.).<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Secondo lo studioso, il diadema macedone prima di Alessandro potrebbe essere stato un simbolo onorifico e decorativo, forse anche con un significato religioso<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[23]<\/a>.<\/p><p>In ogni caso, \u00e8 solo con Alessandro che il diadema si diffuse tra i Macedoni come un simbolo di dignit\u00e0 regia e di sovranit\u00e0. Alessandro indossava la fascia intorno alla <em>kausia<\/em> color porpora, o in certe occasioni legato alla testa nuda<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[24]<\/a>.<\/p><p>Durante la spedizione, Alessandro si present\u00f2 come un nuovo Dioniso, il mitico conquistatore dell\u2019Asia. Dioniso era il dio principale della zona dell&#8217;Egeo settentrionale ed era molto popolare anche in Macedonia, dove il suo culto si era da tempo consolidato. Il dio, inoltre, aveva un&#8217;importanza speciale per i re macedoni. La fondazione della dinastia argeade \u00e8 legata a un segno del sole, interpretato come manifestazione di Dioniso-Helios. A tal proposito, Erodoto racconta:<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Da Argo i tre fratelli,\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Gauane&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Gauane<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Aeropo_(Perdicca)&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Aeropo<\/a>\u00a0e Perdicca, discendenti di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Temeno_(figlio_di_Aristomaco)\">Temeno<\/a>, ripararono esuli nel paese degli Illiri, e dall&#8217;Illiria per vie interne passarono nella Macedonia settentrionale, giungendo alla citt\u00e0 di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Eordia\">Lebea<\/a>. Qui a pagamento prestarono la loro opera al re, l&#8217;uno governando i cavalli, l&#8217;altro i buoi, il terzo, Perdicca, il pi\u00f9 giovane di loro, il bestiame minuto. Che i principi di Macedonia di cui si \u00e8 parlato, discendenti di Perdicca, siano di razza greca, come del resto essi affermano, io sono perfettamente in grado di saperlo con precisione. \u00abpoich\u00e9 anticamente anche i monarchi erano poveri e non solo i sudditi, la moglie del re preparava il pane con le proprie mani per i servi. Ebbene, quando veniva per cuocerlo, il pane destinato al giovane servitore Perdicca, raddoppiava in volume. Poich\u00e9 questo fenomeno si ripeteva costantemente, la regina ne parl\u00f2 al re, il quale sentendo dell&#8217;accaduto, pens\u00f2 subito che si trattava di un prodigio, presagio di qualcosa di grande. Quindi, mand\u00f2 a chiamare i servitori e gli ordin\u00f2 di andarsene dal suo reame. Ma essi volevano il loro salario prima di andarsene, come sarebbe stato giusto. Allora il re, sentendo parlare di paga &#8211; mentre la luce del sole entrava nella stanza gi\u00f9 dal camino &#8211; accecato dagli dei esclam\u00f2: \u00abEcco la paga degna per voi\u00bb, indicando il raggio del sole. Gauane e Aeropo, i pi\u00f9 grandi di et\u00e0, rimasero sbalorditi nell&#8217;udire quelle parole, ma il giovane invece, estratta la spada, rispose: \u00abO re, accettiamo quello che ci offri\u00bb e con la spada tracci\u00f2 circoscrivendola la zona illuminata dal sole sul pavimento e, dopo avere per tre volte fatto il gesto come per attingere i raggi del sole e metterseli nel proprio grembo, si allontan\u00f2 insieme agli altri suoi fratelli. Uno dei compagni del re gli fece rilevare il significato grave dell&#8217;atto di Perdicca; onde egli mand\u00f2 alcuni cavalieri per raggiungerli e ucciderli. Ma appena i fratelli ebbero passato il fiume (l&#8217;Erigone o l&#8217;Aliacmone) questo s&#8217;ingross\u00f2 tanto che i cavalieri non poterono passare, sicch\u00e9 ai fratelli fu possibile recarsi in un&#8217;altra parte della Macedonia vicino ai giardini di Mida, ai piedi del monte Bermio, donde avrebbero sottomesso la restante Macedonia<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[25]<\/a>.<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Perdicca, quindi, riscosse le tre paghe e simbolicamente prese anche possesso di quello che il sole illumina, ossia la terra del regno. Questo episodio potrebbe spiegare la presenza dell&#8217;emblema del sole sulla <em>larnax<\/em> della Tomba II di Verghina. Oltretutto, Olimpiade era nota ai Greci come una devota baccante. Lo conferma Plutarco:<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Durante i riti dionisiaci &#8211; fu detto \u2013 Olimpiade tirava fuori lunghi serpenti addomesticati per darli in mano ai fedeli; essi giacevano nascosti tra l\u2019edera e nei panieri cerimoniali; alzavano la testa e si attorcigliavano attorno alle verghe e alle ghirlande delle donne, gettando il terrore tra gli uomini<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[26]<\/a><em>.<\/em><\/p><p>\u00a0<\/p><p>La narrazione mitica parla anche della spedizione e della conquista dell\u2019Asia fino all\u2019India di Dioniso. Da qui discende il confronto tra le rispettive imprese, del sovrano e del dio: quelle di Alessandro amplificate per stare alla pari con le gesta di Dioniso, quelle di Dioniso intese a fungere da modello e assicurare legittimazione alle prime. Questa sorta di emulazione contribuisce a favorire il processo di identificazione del sovrano con il dio. La missione civilizzatrice svolta da Dioniso in India si allaccia alla tradizione della diffusione del culto di Dioniso ed Eracle durante la campagna di Alessandro: gli eroi \u2018culturali\u2019 per eccellenza donano a una popolazione nomade e incolta il bagaglio della civilt\u00e0.<\/p><p>Altra famosissima iconografia del sovrano in sella a Bucefalo \u00e8 il cosiddetto sarcofago di \u201cAlessandro\u201d, ritrovato a Sidone nel 1887 e oggi custodito al Museo Archeologico di Istanbul (Fig. 27 e 28).<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2970 size-full\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/27.jpg\" alt=\"\" width=\"509\" height=\"356\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/27.jpg 509w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/27-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/27-18x12.jpg 18w\" sizes=\"(max-width: 509px) 100vw, 509px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"506\"><p>Fig. 27 \u2013 Sarcofago di Alessandro. Marmo; Museo Archeologico di Istanbul (310 a.C. ca.).<\/p><p>\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2971\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/28-300x188.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/28-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/28-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/28-18x12.jpg 18w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/28.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p><p>\u00a0<\/p><p>\u00a0<\/p><table><tbody><tr><td width=\"470\"><p>Fig. 28 \u2013 Sarcofago di Alessandro. Marmo; Alessandro che attacca un Persiano, Museo Archeologico di Istanbul (310 a.C. ca.).<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Sui lati il rilievo rappresenta scene di battaglia e scene di caccia al leone, al cervo e alla pantera. La battaglia ha un grande impatto visivo ed \u00e8 densamente ricca di figure di soldati greco-macedoni e persiani impegnati nella lotta. Le pose sono complesse, dinamiche e preservate nei minimi dettagli con ogni figura chiaramente definita e identificabile dal suo vestito. I soldati persiani indossano pantaloni e cappelli di stoffa mentre i greco-macedoni sono riconoscibili dalle tuniche e dagli elmi. Tracce rimanenti di vernice indicano che il fregio era originariamente dai colori vivaci, e i fori e il posizionamento delle mani in alcune figure suggeriscono che il pezzo sarebbe stato anche abbellito con armi metalliche, che da allora sono andate perdute. Sul piano estetico la scena della battaglia \u00e8 stata universalmente lodata, ma la sua interpretazione iconografica \u00e8 ancora non molto chiara. La figura chiave del fregio che \u00e8 stata oggetto della maggior attenzione degli studiosi \u00e8 il soldato a cavallo all&#8217;estrema sinistra. Questo individuo \u00e8 stato identificato in Alessandro Magno, sia per la sua importanza all&#8217;interno della scena poich\u00e9 \u00e8 situato pi\u00f9 in alto nella battaglia, ma anche, cosa pi\u00f9 convincente, per il tipo di elmo indossato. La figura indossa chiaramente un elmo a forma di testa di leone che, come ho gi\u00e0 scritto precedentemente, si riferisce al richiamo di Alessandro a Eracle.<\/p><p>L&#8217;identit\u00e0 del proprietario del sarcofago rimane incerta. Alcuni studiosi attribuiscono il sarcofago a un nobile persiano, Mazeo, morto intorno al 328<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[27]<\/a>. Mazeo aveva precedentemente combattuto contro Alessandro nella battaglia di Gaugamela (331 a.C.), ma dopo la sconfitta persiana accett\u00f2 Alessandro come legittimo re e gli fu permesso di mantenere il controllo sulla citt\u00e0 persiana di Babilonia come ricompensa. Una proposta alternativa, pi\u00f9 ampiamente accettata, \u00e8 che il sarcofago sia stato commissionato da Abdalonimo, uno degli ultimi re fenici di Sidone<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[28]<\/a>. Dopo la battaglia di Isso, il nobile ricevette l\u2019investitura di nuovo re di Sidone da Efestione per conto di Alessandro, promettendo in cambio la lealt\u00e0 al conquistatore. Al di fuori della sua ascesa al trono, si sa poco di Abdalonimo, ma \u00e8 probabile che sopravvisse ad Alessandro e fu attivo fino al 312, sebbene ci siano prove di monete prodotte a suo nome fino al 306. La datazione stilistica del sarcofago lo rende il proprietario pi\u00f9 probabile poich\u00e9, come la maggior parte dei monumenti funerari, il sarcofago fu probabilmente commissionato e progettato durante la vita del proprietario. Il sarcofago \u00e8 stato datato tra il 325 e il 310, cronologia troppo tarda per l\u2019ipotesi di Mazeo. \u00a0A supporto di tale tesi, sul timpano \u00e8 rappresentato l\u2019omicidio di Perdicca che fu assassinato in Egitto nel 321. Abdalonimo viene raffigurato nel rilievo come soldato a piedi a destra nella scena di battaglia e nella scena di caccia mentre assale il leone.<\/p><p>Dubbi permangono sulla storicit\u00e0 della rappresentazione, se essa rappresenti la battaglia di Isso o Gaugamela, ma probabilmente si tratta una scena semi-mitizzata che allude alla vittoria militare. Alcune figure sono rese nude per implicare l\u2019eroismo o l\u2019atletismo. L&#8217;apparizione di figure nude in una scena di battaglia altrimenti realistica pu\u00f2 supportare l&#8217;idea che lo spettatore debba vedere la scena all&#8217;interno di un contesto parzialmente mitico e non come una rappresentazione interamente storica.<\/p><p>Tra le scene di caccia reale del sarcofago, assume una certa importanza la caccia al leone, per secoli un importante passatempo reale nella corte persiana: i fregi del palazzo assiro di Ninive, oggi al British Museum, che raffigurano il Gran Re nel bel mezzo di una caccia, ne sottolineano l\u2019associazione. Abbiamo gi\u00e0 visto che l\u2019iconografia della caccia reale al leone fu adottata anche nell\u2019arte greca a partire forse da Filippo II o da Alessandro, pur dovendo escludere in quell\u2019epoca, quasi certamente, la presenza di leoni in Macedonia. La scena di caccia a questa preda pone la figura di Abdalonimo al centro dell&#8217;azione e include in modo significativo Alessandro al suo fianco. Il re di Sidone probabilmente usa il suo monumento funebre per esaltare s\u00e9 stesso e la sua ascensione regale, ricordando rispettosamente Alessandro per avergli permesso di assumere questo importante ruolo.<\/p><p>Il tema della battaglia contro i Persiani fu utilizzato nell\u2019arte come simbolo della legittimit\u00e0 del potere di Alessandro. Il primo a commissionare un\u2019opera con questo tema fu Cassandro, che la espose nel suo palazzo di Pella nel 317, dopo essere asceso al potere. Dalle informazioni pervenuteci da Plinio, questo quadro con l\u2019epico scontro tra Alessandro e Dario fu commissionato a Filosseno di Eretria, pittore di scuola attica famoso per la resa realistica e dinamica delle azioni in movimento, e inventore di nuove tecniche pittoriche e prospettiche<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[29]<\/a>. Una spettacolare opera che, secondo alcuni studiosi, s\u2019ispira probabilmente al famoso dipinto di Filosseno, \u00e8 il mosaico a tessere policrome in <em>opus vermiculatum<\/em> rinvenuto nella Casa del Fauno a Pompei nel 1831 (Fig. 29).<\/p><p>\u00a0<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2972 size-large\" src=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/29-1024x637.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"637\" srcset=\"https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/29-1024x637.jpg 1024w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/29-300x187.jpg 300w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/29-768x477.jpg 768w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/29-1536x955.jpg 1536w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/29-2048x1273.jpg 2048w, https:\/\/www.pompeiiwitharchaeologist.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/29-18x12.jpg 18w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p><table><tbody><tr><td width=\"538\"><p>Fig. 29 \u2013 Scena di battaglia tra Alessandro Magno e Dario III, Casa del Fauno, esedra, Pompei. Fine del II \u2013 inizi del I sec. a.C., Museo Archeologico Nazionale di Napoli.<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p>Il mosaico si data intorno al 100 a.C. ed era il <em>focus<\/em>, l\u2019elemento pi\u00f9 importante della dimora pompeiana, che di certo appartenne a uno dei pi\u00f9 influenti personaggi locali della citt\u00e0 campana.<\/p><p>L\u2019opera ricopriva per intero il pavimento dell\u2019ampia esedra al centro dell\u2019area dell\u2019abitazione destinata all\u2019<em>otium.<\/em> Oggi il mosaico si trova al Museo Archeologico Nazionale di Napoli ed \u00e8 ritenuto il pi\u00f9 famoso del mondo antico e una delle immagini pi\u00f9 celebri dell\u2019arte di tutti i tempi. La bottega di mosaicisti, probabilmente alessandrini, ha utilizzato pi\u00f9 di un milione e seicentomila tessere, replicando la composizione del primo ellenismo con una grandissima prova di abilit\u00e0 e pazienza. L\u2019unico elemento paesaggistico \u00e8 un tronco d\u2019albero spoglio, che probabilmente identificava la battaglia con quella di Isso (333), ricordata da fonti arabe come \u201cla battaglia dell\u2019albero secco\u201d. A sinistra avanza la compatta cavalleria macedone, comandata da Alessandro, e a destra quella persiana che si disgrega attorno al carro di Dario. La scena coglie il momento culmine della battaglia, dove Alessandro con la sua lancia cerca di colpire il re persiano, salvato, per\u00f2, dal coraggio di un cavaliere persiano che si immortala proteggendolo e permettendogli la fuga. L\u2019immagine racchiude una forte tensione dinamica: Alessandro e i Macedoni sono rappresentanti come una forte onda che impatta da sinistra verso destra, creando scompiglio e panico nella compagine persiana. Le espressioni dei personaggi, i gesti drammatici, le lance, la posizione e i movimenti dei cavalieri e dei cavalli ricreano fedelmente il caos della battaglia, con un uso prospettico di eccezionale livello per quell\u2019epoca.<\/p><p>Nell\u2019opera emerge la ferocia, il carisma e il genio militare di Alessandro che anche in questo caso, come nella statuetta equestre di Ercolano, \u00e8 raffigurato senza elmo. Nel ritratto ha i capelli rossicci e ondulati gonfiati dal vento, ha uno sguardo indemoniato con occhi grandi e scuri un po\u2019 inclinati verso il basso, il naso forte e leggermente adunco e la bocca piccola e contratta nella foga dell\u2019azione e per lo sforzo. Sono gli stessi tratti che riconosciamo nell\u2019affresco di Boscoreale in cui si profetizza il suo avvento sul trono dell\u2019Asia. Le fattezze del sovrano in quest\u2019immagine discordano con ritratti di Leocare e Lisippo o con il mosaico di Pella in cui \u00e8 raffigurato nudo e giovane mentre caccia un leone. \u00c8 difficile anche stabilire una somiglianza con il padre.<\/p><p>In quest\u2019opera si vuole sottolineare la grandezza e il coraggio in battaglia del Macedone, e allo stesso tempo ricreare la disperazione e la paura dei Persiani, in particolar modo di Dario, creando un eccezionale effetto di <em>pathos<\/em>. \u00a0<\/p><p>Il mosaico \u00e8 stato realizzato con la tecnica del tetracromatismo, ovvero l\u2019utilizzo esclusivo di quattro colori: bianco, giallo, rosso e nero-blu, a imitazione della tradizione della scuola classica dei pittori greci al tempo di Alessandro.<\/p><p>Tuttavia, permangono dubbi sul primo autore e inventore di questa scena, modello dello schema della battaglia tra Alessandro e Dario. Il dibattito \u00e8 dovuto alla presenza di vasi apuli con lo stesso riferimento iconografico, datati a un periodo leggermente antecedente al 317, anno dell\u2019opera di Filosseno<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[30]<\/a>.<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Paolo Moreno ipotizza che l\u2019archetipo sia stato realizzato da Apelle:<\/p><p>\u00a0<\/p><p>La reiterata attribuzione dell\u2019archetipo a Filosseno di Eretria \u00e8 stata abbandonata da quando in Macedonia si \u00e8 constatato il policromo, pi\u00f9 recente stile del pittore alla corte di Cassandro, grazie all\u2019affresco nella tomba della Persefone a Ege, e alla tempera sul marmo dei letti funebri da Potidea al Museo di Salonicco: la maniera facile e veloce cui accenna Plinio (XXXV 110), incompatibile con la classica determinazione dei contorni e di ogni dettaglio nell\u2019evocazione bellica limitata al tetracromatismo.<\/p><p>La sistematica convergenza degli indizi ricavati dal mosaico con quanto sappiamo di Apelle, porta a registrare il capolavoro tra quelle opere commissionate da Alessandro che Plinio (XXXV 93) considerava \u00absuperfluo enumerare\u00bb per la loro quantit\u00e0 e l\u2019universale fama. Rinviando il lettore alle precedenti edizioni degli accurati percorsi iconografici, lungo i quali trover\u00e0 illustrazione di non poche monete, conviene sottolineare l\u2019apporto numismatico alla spiegazione di un punto focale della scena, il realismo del volto di Alessandro, e su di un dettaglio apparentemente secondario, l\u2019elmo del condottiero rotolato al suolo, che si rivela partecipe di una complessa tradizione. Fondamentale per la cronologia alta dell\u2019invenzione \u00e8 il fatto che Alessandro non sia idealizzato. I tratti non proporzionati e la tensione spasmodica ne rendono spiacevole l\u2019aspetto. L\u2019autenticit\u00e0 fisionomica ci porta alle osservazioni degli scrittori antichi a proposito del gruppo bronzeo di Lisippo per i venticinque <em>hetairoi<\/em> caduti al Granico, al significato documentario che avevano le dediche nate sul campo di battaglia. I segni forti del viso e le guance piene (l\u2019intensit\u00e0 dello sguardo \u00e8 perduta col rifacimento dell\u2019occhio in et\u00e0 romana) sono comuni all\u2019Alessandro Eracle sul diritto dei tetradrammi esaminati tra le precedenti coniazioni del regno, e ancor pi\u00f9 nel conio qui esemplificato della zecca di Damasco<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[31]<\/a>.<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Della stessa opinione \u00e8 anche Andrew Stewart, che non attribuisce l\u2019opera a Filosseno perch\u00e9 alla fine del IV secolo a.C. la tecnica tetracromatismo era ormai obsoleta<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[32]<\/a>.<\/p><p>Dal 2022 il mosaico della casa del Fauno \u00e8 oggetto di un grande progetto di restauro, che <strong>si concentra sul garantire l&#8217;integrit\u00e0 del pezzo<\/strong>, riparando le microfratture e fissando le tessere che cominciavano a staccarsi.\u00a0<strong>Sono state <\/strong><strong>inoltre sistemate le depressioni e le asperit\u00e0 della superficie<\/strong>\u00a0e sono state pulite alcune macchie. L\u2019opera complessivamente pesa circa sette tonnellate e, oltretutto, non fu progettata per stare in piedi. Uno dei dubbi degli specialisti che stanno restaurando il mosaico \u00e8 proprio quello\u00a0<strong>di rimetterlo in mostra cos\u00ec com&#8217;\u00e8 o di riportarlo in posizione orizzontale<\/strong>, anche se per una migliore visibilit\u00e0\u00a0<strong>si potrebbe optare per una soluzione intermedia ed esporlo su un piano leggermente inclinato<\/strong>.<\/p><p>\u00a0<\/p><p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Curt. 5. 2. 13; Diod. 17. 66. 3.<\/p><p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Stewart, 1993.<\/p><p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Plut. <em>Alex<\/em>. 4.1-3.<\/p><p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Plut. <em>Alex<\/em>. 4.4.<\/p><p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Apul.<em> Flor. 7.<\/em><\/p><p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Plut. <em>De\u00a0<\/em><em>Alexandri Magni<\/em><em> fortuna<\/em><em>\u00a0aut virtute<\/em> 2.2 <em>(Mor. <\/em>335A-B).<\/p><p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Plin. <em>N. H.<\/em>\u00a034.64.<\/p><p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Vell. 1.11.3.<\/p><p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Filippo Coarelli, 1981.<\/p><p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Fariello, 2023.<\/p><p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[11]<\/a> Plut. <em>Alex<\/em>. 1.3.<\/p><p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[12]<\/a> Paolo Moreno, 2005.<\/p><p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[13]<\/a> Andronikos, 1980.<\/p><p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[14]<\/a> Paolo Moreno, 2009.<\/p><p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[15]<\/a> Coarelli, Lo Sardo, 2023.<\/p><p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[16]<\/a> Plin. <em>N. H.<\/em> 35.50.<\/p><p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[17]<\/a> Ensoli, 2017.<\/p><p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[18]<\/a> Moreno, 1995.<\/p><p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[19]<\/a> Smith, 1988.<\/p><p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[20]<\/a> Fredricksmeyer, 1997.<\/p><p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[21]<\/a> Plin. <em>N. H.<\/em> 7.191.<\/p><p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[22]<\/a> Diod. \u00a04.4.4.<\/p><p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[23]<\/a> Fredricksmeyer, 1997.<\/p><p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[24]<\/a> Fox, 1991.<\/p><p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[25]<\/a> Hdt. 3.26.<\/p><p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[26]<\/a> Plut<em>.<\/em> <em>Alex.<\/em> 2.6.<\/p><p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[27]<\/a> Heckel, 2006.<\/p><p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[28]<\/a> Stewart, 1993.<\/p><p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[29]<\/a> Plin. <em>N.H. \u00a0<\/em>35.110.<\/p><p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[30]<\/a> Stewart, 1993.<\/p><p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[31]<\/a> Paolo Moreno, 2012.<\/p><p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[32]<\/a> A. Stewart, 2003.<\/p><p>\u00a0<\/p><p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-94d4c56 e-grid e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"94d4c56\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;immagine di Alessandro Magno tra realt\u00e0 e immaginazione I ritratti di Alessandro Magno, diffusi attraverso numerosissime copie, ne fanno uno dei volti pi\u00f9 conosciuti dell\u2019arte del mondo classico. 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